Come è noto il re d’Inghilterra Enrico VIII ebbe sei mogli (nessuna delle quali fece una bella fine…). Ciò nonostante, ai suoi tempi annullare un matrimonio per un re non era per nulla facile. Serviva l’autorizzazione del papa. Così quando papa Clemente VII non diede ad Enrico VIII l’autorizzazione per annullare il suo matrimonio con Caterina D’Aragona, il re decise per la separazione dalla Chiesa cattolica di Roma e proclamò lo scisma. Questo atteggiamento riassume bene l’attitudine degli anglosassoni verso il proprio lavoro e, più in generale, la propria vita. All’inizio ci provano per le vie tradizionali, ma se queste non funzionano lo fanno a modo loro. E questa è una delle grandi differenze (culturali ancor prima che economiche) tra noi italiani (cattolici e votati al martirio) e gli americani (protestanti e votati al successo). Se un giovane italiano manda decina di curricula e non riceve alcun risposta si deprime e diventa inattivo. Se invece un giovane americano non riceve alcuna risposta, fonda la propria azienda con la convinzione di riuscire un domani a far fallire l’azienda che non lo ha voluto assumere. Inutile dirti che, se vuoi metterti in proprio, è consigliabile un’attitudine più anglosassone.

“Preferisco chiedere il perdono che il permesso”

— Banksy

Come fare le cose a modo tuo.

Qui si apre un mondo. Ho scritto molti post e un libro su come mettersi in proprio. Quindi ci sarebbero tante cose da dire, ma partiamo dal principio. La prima cosa che devi fare per metterti in proprio è scegliere una forma giuridica che ti permetta di avviare la tua attività. Personalmente le ho provate tutte. Lavoro in proprio da quando ho 18 anni e da allora ho aperto Patita Iva, Srl, Srl Innovative, Srl Semplificate, Comitati, Associazioni… Non essendo un commercialista, non posso dirti nel dettaglio quale sia la forma societaria migliore per la tua attività. Ovviamente dipende. Per quella che è la mia esperienza posso dirti che:

Associazione: È ideale per un progetto non a fine di lucro che pensi di avviare con altre persone. Puoi valutare se fare un’associazione con o senza partita IVA a seconda del giro di affari previsto.

Partita Iva: È ideale se lavori in proprio e hai un fatturato annuo di meno di 30.000 € (se vuoi godere delle agevolazioni previste dal regime dei minimi) o comunque di piccole dimensioni.

SRL Semplificata: È ideale se hai un’attività imprenditoriale di dimensioni ridotte (es: consulenza o servizi) e hai bisogno di una struttura snella e con costi di avviamento ridotti.

SRL Innovativa: È ideale per una Start Up che possieda almeno uno dei 3 seguenti requisiti, 1) almeno il 15% del maggiore tra fatturato e costi annui è ascrivibile ad attività di ricerca e sviluppo; 2) la forza lavoro complessiva è costituita per almeno 1/3 da dottorandi, dottori di ricerca o ricercatori, oppure per almeno 2/3 da soci o collaboratori a qualsiasi titolo in possesso di laurea magistrale; 3) l’impresa è titolare, depositaria o licenziataria di un brevetto registrato (privativa industriale) oppure titolare di programma per elaboratore originario registrato.

SRL: È ideale per un’attività avviata con un fatturato di piccole-medie dimensioni e diverse persone che ci lavorano.

Ci sono poi anche le Ss, le Snc, le SaS, le SpA, le società cooperative, le B-Corporation (che sono comunque SRL) e le Sapa. Se vuoi approfondire, qui trovi un documento molto dettagliato che ha preparato il mio amico, nonché ex collega di MBA, nonché commercialista Fabrizio Bisutto nel 2016.