Un giorno Picasso prese una bicicletta, la smontò, mise tutti i pezzi per terra e poi prese il sellino e il manubrio, li posizionò uno sopra l’altro trasformandoli in una testa di toro. All’inizio non era convinto della sua opera e così la gettò nello scolo della grondaia. Poco dopo un operaio si avvicinò e la raccolse pensando di poterci ricavare un sellino e un manubrio nuovo per la sua bicicletta. Ma non lo fece. Prese l’opera e la riportò a Picasso che decise di tenerla e proporla, due anni più tardi, al Salone d’Autunno di Parigi nel 1944. In quell’occasione la “Testa di Toro” fece talmente scandalo che una folla di visitatori decise di rimuoverla dal muro ma qualcuno riuscì a salvarla e oggi quell’opera è uno dei pezzi più originali della collezione del Museo Picasso a Parigi. Ti ho scritto questa storia perché quando ti stai mettendo in proprio, non c’è sempre bisogno di inventarsi qualcosa di nuovo. Puoi provare a guardare la realtà che ti circonda da nuovi punti di vista così da innovare e connettere ciò che già esiste, migliorandolo e dandogli una nuova funzione. Proprio come nell’opera di Picasso. Gli elementi sono rimasti i medesimi, ma la loro combinazione ha creato qualcosa di assolutamente nuovo e innovativo.

“Gli studenti sono educati a collecting dots, collezionare i punti, quando invece servirebbe insegnar loro a connecting dots, connettere i punti.”

— S. Godin

Differenti tipologie di innovazione.

Ma cos’è dunque l’innovazione? Proviamo a rispondere attraverso le parole dello scrittore ungherese Arthur Koestler che, partendo dall’etimologia del verbo latino cogito, inteso come co-agito, cioè agitare insieme, definisce l’innovazione come biassociazione cioè come «la combinazione di due forme cognitive non ancora correlate in modo tale da aggiungere un nuovo livello alla gerarchia che comprende come propri membri le strutture in precedenza separate». Ovvero scoprire, mescolare, selezionare e combinare fatti, idee, capacità e tecniche già esistenti in un modo differente da quanto fatto fino ad ora. Koestler fa l’esempio dell’elettromagnetismo scoperto nel 1820 da Hans Christian Ørsted che unì due elementi esistenti da sempre, la magnetite e l’elettricità, ma che nessuno aveva mai unito prima di lui.

Scendendo più nello specifico delle differenti tipologie d’innovazione possiamo optare per una business model innovation nel caso l’innovazione riguardi il nostro intero modello di business, oppure per una process innovation nel caso vi sia un’implementazione del metodo di produzione, o per una marketing innovation nel caso sia un’innovazione volta al raggiungimento di nuovi consumatori con nuove strategie di marketing, o ancora per una supply chain innovation se si lavora sulla parte di fornitura e produzione, o per una organizational innovation quando riguarda un cambio strutturale del nostro metodo di fare business, o per una product innovation se prevede l’introduzione di un nuovo prodotto o il miglioramento di uno già esistente, oppure per una service innovation nel caso sia invece sbilanciata sull’offerta di nuovi servizi o, infine, per una meaning innovation ovvero un’innovazione nel significato che il nostro prodotto o servizio assume per il consumatore. Così come può essere una market-pull innovation e quindi un’innovazione nata in risposta a un bisogno o un problema del mercato, oppure una technology-push innovation e quindi un’innovazione che viene immessa nel mercato supponendo che verrà poi acquistata dai consumatori.

Come vedi sono molti i punti in cui puoi fare innovazione. La cosa più importante è scomporre la tua attività in tutte le parti che la compongono (clienti, value proposition, costi, ricavi…) e capire cosa puoi fare diversamente.